Associazione "La Mano Sulla Roccia"

2° INCONTRO DEL 24//-10-2018 al "Giardino del Poeta"

2° INCONTRO DEL 24//-10-2018 al "Giardino del Poeta"

Un incontro non può iniziare senza l’introduzione di una risata. La tentazione di chiudersi nella musoneria è molto pericolosa. La mattina, quando ci svegliamo,  la prima cosa da fare è pensare che è sorto il sole...

Ora dobbiamo cercare di pensare che ogni giorno il sole invia sulla terra cinque per dieci alla ventesima potenza di Kcal.  Ma perché arriva questo calore e perché... abbiamo gli occhi?  

L’occhio è l’organo che cattura i raggi del sole che dà la possibilità della vita, vita che sulla terra è data dal sole e la sua cancellazione impedirebbe questa possibilità.

La pelle della terra è data dal verde; il verde è dato dalle piante con circa otto milioni e mezzo di specie; le persone, soprattutto le più evolute, si accorgono che l’occhio è fatto per catturare la luce e trasformarla nel cervello in bioelettricità. Infatti, l’occhio pur essendo cieco, fotografa e spedisce al cervello le informazioni che registra attraverso un lavoro ininterrotto di miliardi di neuroni.

La risata, come ho accennato nell’introduzione, fa bene alla salute.  La salute è funzionale alla vita che trova i mezzi per sopravvivere nonostante tutte le difficoltà: politiche, sociali, economiche, etc....

La vita ha la capacità di sopravvivere... Se solo pensiamo che ci sono delle piante che hanno superato il secolo, il millennio, più di un millennio... Per esempio, in Sardegna c’è un ulivo che ha quattromila anni!  

Nel libro di Gianumberto Accinelli  "Breve storia di un raggio di sole", c è un tratto che racconta di come un albero di arance amare, dopo aver contratto un tumore, è... impazzito ed ha iniziato a produrre arance dolcissime senza semi. Dopo questa scoperta fatta per caso da un uomo nel 1870, quella specie è stata diffusa poi in tutto il mondo attraverso i suoi germogli. Questa storia è importante per cogliere come la natura trova sempre un sistema per sopravvivere utilizzando ogni mezzo.  

Se noi avessimo la capacità di avere un sorriso permanente, avremmo una predisposizione distensiva a leggere la  realtà che ci dà l’ottimizzazione della resa perché il rendimento è legato alla distensione. Quanto più noi siamo in atteggiamento di tensione, più blocchiamo il rendimento.  

Quante volte noi non rendiamo bene nella relazione con l’Assoluto perché abbiamo una sorta di preoccupazione e di paura di essere giudicati?...  Quanto male ha fatto la morale?... Perché la morale non è quella che viene dal di fuori,  ma è quella che produciamo dentro di noi per poi conficcarci nelle situazioni di malessere perché di fronte alla dialettica del perfezionismo e del catastrofismo, se non riusciamo a trovare la via del possibilismo, ci autocondanniamo ad una punizione che ci appioppiamo da soli e, cioè, ci facciamo  i cosiddetti sensi di colpa con conseguente malessere.  

Quando uno sta male, non ride, ma non fa ridere neanche gli altri. Le persone spesso hanno bisogno di elementi punitivi per attenuare il senso di colpa che insorge con la venuta all’essere perché la nascita  avviene attraverso le doglie del parto di una donna. Il feto si impegna ad uscire con la testa nel collo dell’utero dal quale non può più tornare indietro. Infatti, c’è un riflesso condizionato per cui riceve la spinta da dietro e non può più risalire. In questa situazione, il feto lacera i tessuti con conseguente dolore della madre che trasmette al figlio, per mezzo del cordone ombelicale, il suo malessere. Il bambino lo registra dentro di sé,  ma non può fare nulla per evitarlo perché in  lui scatta l’istinto di sopravvivenza  per nascere. Da questa situazione  si verifica, poi,  una sorta  di relazione tra il sé che è la propria identità e il non sé che è il se-non  che corrisponde al seno che è il mondo esterno a sé e così ha inizio la dialettica tra il figlio e la mamma. Questa dà il seno con maggiore predisposizione al maschietto rispetto alla femminuccia perché nel sottofondo (non immediatamente) la coglie come antagonista  per cui, scientificamente, le donne, rispetto ai maschi, poi sono più predisposte al senso di colpa, al sacrificio inteso come mortificazione e si sobbarcano di pesi che sono più dolorosi, sopportandoli  meglio rispetto  al maschio. La radice di fondo sta in quel senso di colpa che insorge con la venuta all’essere.

Questo discorso vale anche per i bambini che nascono con il taglio cesareo perché l’organismo  comunque soffre. Queste sono riflessioni che normalmente non facciamo...  

Il senso di colpa (che non ha nulla a che vedere con la colpa) è un danno perché predispone il soggetto a non riconoscersi la dignità e il diritto ad essere libero per cui diventa bisognoso di un appoggio esterno.

Quindi, il risvolto societario di conferma di ruolo diventa per noi una sorta di bisogno compensativo alla disistima che abbiamo di noi stessi.

Se ci chiedessero: "Tu quanto vali per la storia universale?", la risposta potrebbe essere sopravalutativa, sottovalutativa, fasica  oppure tonica. Quest'ultima è possibile quando il soggetto  ha di sé un giudizio corrispondente alla oggettività. 

Ma la nostra personale risposta di quanto valiamo per la storia universale è, in genere, sempre mortificante e non ci rendiamo conto che se un'arancia amara riesce a trasformarsi per mezzo di una malattia (il tumore) in una prelibatezza, come possiamo noi che siamo insostituibili per la storia dell’umanità, pensare che non valiamo?

La persona è l’unica realtà che prende consapevolezza di sé e raggiunge il culmine dell’aspetto epigonale. L'evoluzione partita da un ciano batterio, dopo tredici miliardi e settecento milioni di anni è arrivato fino all’uomo contemporaneo che per adesso è così, ma con l’intreccio dell’epigenetica con la genetica, in futuro ci troveremo ad avere un'umanità molto differente da questa.

Dobbiamo però avere  un cambiamento interpretativo del reale cominciando dalle leggi moralistiche, da quelle religiose a quelle scientifiche, perché anche la scienza sta facendo passi giganti in avanti  e quello che era valido cent’anni fa oggi non lo è più.

Se pensiamo che la scoperta della formula della fotosintesi è del 1962!  La pianta produce ossigeno  grazie alla luce dei raggi solari e all’acqua, ma prima di arrivare a dedurre questo processo, gli scienziati hanno impiegato decenni! Immaginiamoci poi quanto occorre per riuscire a cogliere nell’essenzialità l’essere così complesso che è la persona  e ancor di più  il cervello che è la sede delle intuizioni, dei sentimenti, delle emozioni…  

Però noi ci abbrutiamo in una sorta di binario che ci viene prescritto dal di fuori e ci accontentiamo di essere aquile nel pollaio anziché renderci conto che come aquile potremmo volare molto, ma molto alto.

Gesù Cristo, molto tempo fa, ha detto: "Ma non avete in voi stessi la coscienza?"  (l.c 12,57).

Dalla coscienza la persona deve partire per appropriarsi del diritto di essere quel che è, e se lo fa, scopre che è un fenomeno straordinario, però bisogna accorgersene altrimenti si passa su tutto senza cogliere nemmeno cosa avviene in un filo d’erba!  

Riflettere su queste cose ci fa chiedere:  "Cosa dobbiamo fare?".  Niente! Perché la nostra presenza  anche senza il  "fare"  nella storia dell’umanità è importantissima. Se delle arance da amare diventano dolci per  una neoplasia della pianta, noi ci dobbiamo accorgere di come questo aspetto  può diventare una realtà... stupendamente bella.

I tumori che oggi  si diffondono molto, sono funzionali alla crescita dell’umanità, ma per noi che siamo  il “terreno” su cui si verificano, questi campi li vediamo solo come negativi. Ma anche la morte precoce di tutte le generazioni precedenti è stata funzionale ad avere un prolungamento della vita.  

E' brutto avere contatto diretto con cose straordinariamente belle e non saperle apprezzare, perché siamo rimasti nell’immobilismo del credere che c’è Dio che fa piovere, che fa venire il terremoto, ecc. e, quindi, abbiamo l’immagine di un Dio che pilota dal di fuori la realtà  senza renderci conto che la ricchezza divina parte da un modello evolutivo intrinseco. La vita si sviluppa. Svilupparsi significa togliersi il viluppo di dosso. Significa abolire il limite e avventurarsi nel nuovo. Significa percorrere strade mai percorse prima.

Ci vuole un grande coraggio per andare verso il nuovo, ma il nuovo che cos’è?  E' una generazione, una novità! Che cosa  si può generare? Ciò che ancora non è,  perché se già è, non si può generare. Chi può farlo? Nella realtà che esiste e che conosciamo quello più generante è l’intelletto che è capace di elaborare il pensiero ed il pensiero non è una fissazione, ma è una dinamicità. Fino a che età possiamo pensare? Sempre!  Ogni giorno, ogni ora della nostra vita, se facciamo attenzione a quella che è la spinta pulsionale della vita, possiamo metterci in un atteggiamento creativo, artistico, armonioso. L’armonia significa poter collegare gli aspetti che ci costituiscono dati dal passato esperienziale e dal presente che ci sfugge verso il futuro che ancora non è. Questa novità quando la possiamo scoprire? Ogni qualvolta che siamo rilassati con noi stessi, possiamo aprire la mente a degli spazi fantastici. L’unica cosa che ci serve e che ci viene incontro è il sogno, perché non è mai possibile fare due volte lo stesso sogno. Anche se ci sembrano sogni ricorrenti non sono mai uguali. Noi che siamo abituati alle categorie fisse, li facciamo ricorrere, ma il sogno fatto una volta non si ripete mai più. Si può anche sognare la stessa persona ma mai nella stessa condizione.

La ricchezza dell’umanità è la novità onirica. Quando facciamo un sogno dovremmo cercare di trattenercelo gelosamente. Noi molte cose le diamo per scontate, ma non lo sono e vanno interpretate di volta in volta. 

Questo ci deve far cogliere l’aspetto della ricchezza della natura che è nascitura. Una pianta il giorno dopo non è più come il giorno prima...

Gli aspetti fantastici, onirici, il sogno sono vissuti nell’emisfero destro e tradotti con l’emisfero sinistro, ma nel raccontare un sogno, non si riesce mai ad esprimere l’esperienza personale di ciò che si è vissuto, perché i sogni sono autentici quando sono fatti e a volte sembrano anche più... veri della verità. A cosa ci può servire il sogno? Metterci in rapporto dialogale con l’esperienza onirica, ritrovandoci nella nostra autenticità, può servirci a capire che il sogno può essere più vivido della realtà di veglia che può trarci in inganno.  

Come spiegarci la coincidenza di sognare una persona e il giorno dopo incontrarla? La risposta non è estremamente semplice perché navighiamo su settori che non definiamo tanto facilmente. Lo specifico della nostra realtà è comparso molto tardivamente. I sogni li fanno anche gli animali superiori  come il cane, per esempio, che mentre dorme muove le zampe come se stesse correndo...  Ma cosa avviene? Esiste una stretta relazione tra idea ed atto, come quando all’idea di un cibo succulento scatta subito l’acquolina in bocca. Di questo collegamento rapido, quando si verifica, il soggetto non se ne accorge nemmeno perché è automatico. Se sogniamo di giocare a pallone, muoviamo i piedi come se fosse vero. Il sogno modifica la realtà e la rende funzionale perché le radici del sogno sono quattro: tutto quello che ci è successo nella vita prenatale,  la storia dell’infanzia e il seguito, il vissuto della veglia, i desideri inappagati, e, in ultimo, lo stato biofisico che non sempre si prende in considerazione, cioè, se per caso una persona si addormenta con un libro dietro la schiena,  potrebbe sognare di essere minacciata  alle spalle con una pistola. Se mentre dormiamo ci solleticano sul viso con una piuma, potremmo sognare di stare attraversando un foresta con i rami che ci toccano il volto...

Durante il sogno, si verificano delle situazioni che nella veglia, per distrazione, non prendiamo in considerazione, ma navigano nel sottofondo delle realtà sconosciute all’uomo e molto più note agli animali. Pensiamo a cosa avviene in un gruppo di scimmie che apprendono a rompere il cocco in un certo modo solo perché un altro gruppo di scimmie con le quali non hanno avuto nessun rapporto hanno imparato a farlo... A come fanno gli uccelli a radunarsi alla stessa ora, nello stesso giorno, per migrare...

Come avviene, allora, che nella realtà pensiamo ad una persona e dopo un poco la incontriamo? Perché noi captiamo delle onde elettromagnetiche di cui non abbiamo consapevolezza.

Allora, tutte queste realtà ci devono far capire l’importanza che abbiamo per la storia universale che non sappiamo, perché siamo realtà misteriose a noi stessi e ci riduciamo a metterci l’etichettatura che ci viene affibbiata, ma di che cosa sia capace di fare la persona umana non si sa.

Queste cose noi le possiamo scrutare ogni giorno, ma siamo abituati a leggerle dalle linee ufficiali e se non sono annunciate e reclamizzate, non le prendiamo in considerazione.

Chi di noi, per esempio, si accorge della capacità di crescita dell’erba gramigna, di come le sue radici s’incuneano in un terreno durissimo? L’homo sapiens sapiens nel 2800 a.c. ha inventato una cosa che ha cambiato il volto della storia ed è l’agricoltura. Prima l’uomo andava nei boschi e nelle foreste per trovare cibo, poi ha scoperto che poteva produrselo e, quindi, non aveva più bisogno di migrare. Poteva essere residenziale e risparmiare molte energie, perché un conto è andare a caccia per trovare da mangiare e un altro è avere l’orticello che produce il cibo.

Il libro della natura che Dio ha scritto per tutti gli uomini e non solo per quelli che sanno leggere, è talmente sapiente! Noi, però, l’abbiamo conficcato in certe categorie moralistiche al  punto tale da non cogliere più gli eventi naturali come la nascita di un bambino o... di una pecora. E quando si muore è tabù vivere quest’esperienze a casa, si deve andare in ospedale  perché si è medicalizzato sia la nascita che la morte.  

Allora, piano piano, ci siamo deformati al punto tale da non cogliere più l’istintività che è ricca di una serie interminabili di fatti generati dalla naturalità. Ma noi la perdiamo distorcendola e dando molto spazio all'artificialità.

Il filosofo Bertrand Russell dice: "Tutto ciò che è artificiale è naturale perché la stessa artificialità nella persona fa parte della sua naturalità".  Cioè è naturale che l’uomo inventi, è naturale che pensi, è naturale che pensando rinnovi, è naturale che l’uomo, nel pensiero, trovi la radice della sua progressione e, quindi, si renda conto che ha il compito ben preciso di collegare il passato con il futuro.  Incontrare una persona dopo averla pensata potrebbe significare che noi abbiamo la capacità di captare dei movimenti mentali, spirituali, di pensieri che avvengono in un'altra persona.  Questi sono fenomeni  che, purtroppo, noi non conosciamo perché non sappiamo come avvengono.

Il campo delle neuroscienze è inesplorato e inesplorabile nella sua completezza. Per formare un cervello così come esiste, ci sono voluti parecchi miliardi di anni. Ora, andare a fare un'indagine retrospettiva delle fasi in cui si è verificato questo cambiamento, per noi è molto difficile. Scientificamente, che certi fenomeni avvengano, è scontato, ma come avvengono non si riesce ancora a capire.

In America da diversi decenni stanno studiando come succede che se più persone si concentrano col pensiero su un ammalato in ospedale, questo migliora a vista d’occhio, come se esistesse una sorta di concentrazione energetica che sintonizza gli eventi stabilendo un contatto tra le due parti.

L’umanità ha fatto quasi sempre scoperte scientifiche in sincronismo. Così avviene, per esempio, che su un albero i frutti maturino quasi tutti insieme, come se ci fosse una voce di collegamento. 

Questo ci deve indurre ad essere più attenti a ciò che ci capita sott’occhio perché non possiamo delegare agli altri cose che interessano la nostra natura.

Dobbiamo cercare di liberarci dalla categoria antropomorfica. Noi concepiamo la divinità sul modello umano ed è come quando diciamo di aver fatto lo stesso sogno due volte e non è possibile o se diciamo che due gocce d’acqua sono uguali, ma non è così.

Dio non interviene direttamente nella storia. Già sant’Agostino, nel  IV secolo, parlava delle ragioni seminali, cioè della spinta evolutiva all’interno della vitalità che si muove secondo le circostanze trovando dei varchi che possono essere anche sbagliati, ma che fanno parte della statistica per migliorare.  L’errore è contemplato e serve per migliorare tutto ciò che esiste. 

Allora, non dobbiamo pensare che Dio interviene dal di fuori,  perché Lui è in tutto e con tutto per attivare il processo di evoluzione dentro di noi e in ogni cosa esistente. Quindi, dobbiamo cercare di cogliere l’energia divina che è in noi e capire quale linea operativa si può assumere per trovare il proprio modello di vita che non è prescritto da nessuno, perché ognuno è unico ed irripetibile.

Tutto questo richiede padronanza di sé perché c’è il rischio di essere estromessi dalla categoria comune, sociale.

Questi incontri dovrebbero aiutarci ad usare il nostro pensiero e non a ripetere i clichés . L’umanità di oggi ha  una buona opportunità di evolversi  anche se il processo di massificazione in quest’epoca è molto più incidente perché il sistema della doxologia è talmente raffinato da scendere nel midollo delle ossa delle persone, condizionarle a monte ed alienarle a tal punto da non farne rendere più conto.

Il processo di scolarizzazione è stato lesivo (tanto che Einstein diceva che la scuola era la rovina dell’umanità), perché noi siamo assoggettati ad un modello oppressivo che invade il campo del singolo, come anche la televisione che è entrata nel mondo di tutte le famiglie dal di fuori presentando il programma familiare come modello massificante e deprivando, così, la famiglia della sua identità. Oggi è molto più difficile distaccarsi dal processo di massificazione.  L’uomo, però,  ha gli strumenti di consapevolezza per essere più evoluto. L’evoluzione è possibile più oggi che ieri, ma è meno diffusa perché la massa è più condizionata di ieri.

Si può concretizzare oggi la speranza del futuro? Premesso che si possa concretizzare in questi tempi come in altri nel passato, la speranza è immessa nel processo della naturalità e dell’antropologia prima ancora che le scienze antropologiche, psicologiche e sociologiche facessero dei progressi.

L’uomo, in quanto tale, comunque ha avuto la possibilità di fare delle scoperte come l’agricoltura, la meccanica, la tecnologia che hanno cambiato tutto, ma è la singola realtà personale che sceglie di utilizzare la tecnica mettendola in funzione dell’umanizzazione, poi dipende dalla disponibilità del soggetto,  del come la usa,  perché tutto ciò che si presenta all’intelligenza dell’uomo può essere letto in modo completamente diverso. Allora la tecnologia oggi aiuta molto se il soggetto è predisposto ad indagare e andare oltre.

Prima, sia la scienza che la religione assumendo un modello dogmatico, rigido, erano inavvicinabili,  non s’incontravano mai. Oggi sia l’una che l’altra si stanno rendendo conto che nessuna detiene la verità assoluta e, quindi, devono avere la morbidezza di non fissarsi sul libro già scritto, ma accompagnare la realtà che si evolve. Allora, se c’è questa disponibilità, è possibile un incontro al vertice.    

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