Associazione "La Mano Sulla Roccia"

Dopo la visita alla Locanda del Gigante dell'08/08 scorso, Carlo Petrella ha scritto un articolo su di noi per il giornale locale di Acerra, definendoci "carovana del deserto".

Dopo la visita alla Locanda del Gigante dell'08/08 scorso, Carlo Petrella ha scritto un articolo su di noi  per il giornale locale di Acerra, definendoci "carovana del deserto".

La carovana del deserto

Rosanna, M. Rosaria, Anna, Rosaria, Pina, Alessandro, Emilia, Carmen, Renato, Rosaria, Mariafelicia, Carmela, Grazia, Emilia, Carolina, Francesco, Nina, Antonella, Enrico, Valeria, Aristide.

Sono loro, capitanati dal duo Laura, Rosetta.

Ma la capocarovana è Laura.

Donna speciale.

Periodicamente arrivano in Locanda. Portano i loro doni, si caricano dei prodotti della Locanda, animano per qualche ora la casa, deserta di gente.

Amo il deserto, ma non amo La Locanda nel deserto.

La Locanda senza gente è un luogo lugubre e tenebroso.

Quando immaginai La Locanda, fantasticai un guscio di noce.

Il guscio di noce si divide in due parti.

In una, gli ospiti. Nell’altra, la gente.

Le persone che partecipano.

Il sogno non sempre è diventato realtà.

Quando arriva la carovana di Laura e Rosetta sento il sogno realizzarsi, almeno per qualche ora.

Le persone in Locanda sono aria.

Soprattutto se sono “belle”.

E la “carovana del deserto” è ricca di “belle persone”.

Hanno intuito che La Locanda è il luogo della partecipazione.

Non viene la carovana pe fare la “buona azione”, viene per partecipare.

Ho tanta simpatia per loro.

Quando vanno via, corro nel mio studio e scrivo ad ognuno una mia lettera.

Un mio modo pe dire “Tornate”.

“Tornate nel mio deserto e fatelo diventare giardino”.

Ricordo una favoletta

Un beduino del deserto fu visto steso a terra. Con l’orecchio al suolo. Gli fu chiesto: “Ma cosa fai?”

“Ascolto il pianto del deserto che non diventa giardino”.

La carovana di Laura e Rosetta hanno questo compito meraviglioso, affascinante.

Abitare in un attimo il deserto che purtroppo circonda La Locanda.

Quando vanno via, un'ombra di malinconia mi prende.

Torna la solitudine.

E con la solitudine il dramma di un “malato senza medicina”.

Nella Locanda la terapia è nel rapporto.

Nel contagio tra persone scassate e persone che ce la fanno a vivere.

La caratteristica più bella delle persone della carovana è la loro vivacità.

Non pregano, non fanno discorsi.

Vengono pe convivere.

La convivenza è terapia.

La carovana cura.

I carovanieri e le carovaniere portano guarigioni.

 

                                                                                              Carlo Petrella

 

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