Associazione "La Mano Sulla Roccia"

Trascrizione della Presentazione del libro "L'umanità di Gesù" del 19/12/2018

Trascrizione della Presentazione  del libro "L'umanità di Gesù" del 19/12/2018

PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI P. JOSE' MARIA CASTILLO "L'UMANITA' DI GESU'"

 

ANTONIO MAIONE

La cosa più importante della vita è quella di accorgersi di... averla, perché il libro più difficile da leggere è quello della nostra vita, in quanto nella nostra naturalità ci sono scritti 13 miliardi e 730 milioni di anni di storia, senza contare il precedente di cui non abbiamo nessun dato storico. Ma da quando è cominciata la storia, ci sono voluti un po’ di anni per arrivare alla nostra consistenza di oggi di cui raramente abbiamo consapevolezza.

Questa sera abbiamo il piacere di sentire Lorenzo Tommaselli che ci presenta il libro "L’umanità di Gesù" del teologo Josè Maria Castillo, che dovrebbe essere sufficientemente comprensibile dalla prima all’ultima pagina, particolarmente per quelli che seguono questi incontri assiduamente.

Pertanto, sarebbe cosa gradita se oltre a prenderlo per sé, ciascuno lo diffondesse anche, in modo da  diffondere una mentalità che nulla ha a che vedere con la  religiosità.

Su questo tema stiamo discutendo da molto tempo. Spesso, durante la liturgia, cerco di relativizzare  la religiosità per esaltare la genuinità del libro scritto da Dio nella natura, perché il più difficile da leggere è quello criptico, in quanto è il più genuino, privo ancora di ogni manipolazione.

La manipolazione prima comincia con il condizionamento esplicito ed implicito, poi passa all’alienazione ed infine giunge alla strumentalizzazione. Quando l’uomo finisce per essere strumentalizzato, viene irreggimentato. Proviamo ora a pensare cosa significa il soldato o l’impiegato o il religioso e ci rendiamo conto che sono tre categorie di persone che hanno perso la loro identità e si sono vendute. Il soldato si è venduto per il soldo; l’impiegato si è venduto per essere utilizzato; il religioso si è venduto alla religiosità ed ha perso di vista la propria identità. Questo comporta un capovolgimento valoriale.

L’ultima volta che ci siamo incontrati, ci siamo soffermati  sul significato del "Regno di Dio", cioè dell’accompagnamento dell’uomo verso l’autonomizzazione  e, quindi, della capacità della persona di gestire la propria realtà senza soccombere a nessuna pressione. Questo discorso che sembrerebbe scontato sul piano teorico, diventa estremamente difficile sul piano della praticità. 

Il libro "L’umanità di Gesù" di cui parleremo stasera e che Lorenzo ci presenterà per esteso, crea una sorta di trascinamento, ci mostra come ciascuno di noi deve liberarsi dalla religiosità (me compreso che ho addosso parecchi decenni di religiosità). Mi sforzo di liberarmene progressivamente, mettendo in evidenza, durante la liturgia, la sterilità del rito, del dover ripetere cose che non hanno  senso né per gli uomini di oggi né per quelli di ieri e nemmeno per quelli dell’altro ieri. Il che significa che noi ci siamo talmente avvitati in un sistema brutalizzante e disumanizzante da perdere il contatto con l’umanità di Cristo il quale si è presentato a noi con una semplicità e una genuinità che fa… paura! Domenica scorsa, durante la Messa, ho fatto questo esempio: il venditore ambulante vende cose false come fossero vere, e il prete dice cose vere come se fossero false,  perché il prete si va ad infilare in una serie enorme di intermediari e interferenze liturgiche che fanno perdere di vista la genuinità del convivio amicale, passando da una cena che Gesù e i suoi amici hanno fatto insieme, a noi che l’abbiamo ridotta ad una Messa, infilandola in una ritualità dove la libertà e la genuinità della persona non ci sono più, riducendola ad un rito massificante nella ripetizione di gesti automatici. Questo è un modello che subiamo perché la diffusione del cristianesimo, nei primi secoli della Chiesa, ha avuto inizio con San Paolo. Ma Paolo da chi ha avuto questo mandato? Tutti noi sappiamo e diciamo che Paolo, lungo la via di Damasco, ha avuto un'apparizione e da questa si è capovolta la sua situazione e lui, Saulo, diventa Paolo.

Ma Paolo non ha conosciuto Gesù storicamente, non ha conosciuto gli apostoli. In quel periodo, lui perseguitava i primi cristiani ed era stato presente all’uccisione di Stefano protomartire. Paolo era discepolo di Gamaliele, rabbino ligio alla legge ebraica, che contemplava 613 comandamenti. Paolo, quindi, era impregnato della legalità giudaica. 

Lui dice di aver avuto la visione, ma chi è stato testimone di questo? Facendo una ricostruzione storica, Paolo dopo la visione, parte per l’Arabia, perché il suo mandato è quello di essere l’apostolo delle genti e, quando torna da questo viaggio, va a Gerusalemme per conoscere Pietro.

Quindi, Paolo e Pietro si sono incontrati dopo il ritorno dall’Arabia di Paolo che non aveva mai conosciuto storicamente Gesù Cristo né  gli apostoli, e così, impregnato della mentalità giudaica, diventa l’apostolo delle genti trasferendo la sua spiritualità, la sua religiosità del Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe nel mondo della sua predicazione.  Inserisce, così, nelle prime Chiese cristiane il modello giudaico con tutto ciò che ad esso era collegato, cioè la legge con i suoi 613 comandamenti (numero ottenuto sommando le 248 ossa del corpo e i 365 giorni dell’anno). Significava che l’uomo per sempre e nella sua interezza  doveva essere dedito a Dio.

Questa era la mentalità giudaica per cui tra la persona e Dio c'era un rapporto di sudditanza totale, al punto tale che il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe è quello che chiedeva la vita di Isacco, figlio di Abramo.

Ora proviamo a chiederci quanto c’è di umano in questo Dio che chiede il sacrificio di un figlio (Isacco) e come si può mettere in relazione con l’umanità di Gesù che stava accanto a tutti gli uomini andando incontro a chi era nella sofferenza. Questo significa "Regno di Dio", cioè accompagnamento  dell’uomo per la conquista dell’autonomia che gli consente di trovare il modo per rendersi indipendente  senza  subire ricatti di alcun genere.

Questo passaggio dalla realtà del Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe al Dio di Gesù che è Colui che accoglie il figliol prodigo, che accoglie l’adultera, che accoglie il lebbroso, che accoglie la Samaritana è un modello in cui Gesù ci presenta una dimensione di totale accoglienza tanto da poter essere identificato con l’acqua. 

"O voi tutti che avete sete venite all’acqua e abbeveratevi" (Is. 55,1) si riferisce all’acqua che è Lui.  perché  Gesù accoglie tutti  gli uomini senza nessuna difficoltà.  A Giovanni dice: "Chi non è contro di noi, è con noi"  (Mc 9,40), anche quelli che fanno del bene nel Suo nome. 

Il Padre che Gesù  presenta è il Padre della beatitudine che è la permanenza della gioia, che è la conquista della felicità, che è lo scopo della vitalità, perché la vita è sempre in movimento verso il meglio. Se stiamo seduti sui chiodi ci sforziamo per andare sulla poltrona comoda e non viceversa. Nella nostra vita c’è il processo di miglioramento, di ottimizzazione: andiamo sempre verso la felicità. Però presentiamo un Dio che vuole il sacrificio, abbiamo introdotto nella mentalità della Chiesa cristiana il sacrificio come un dovere.  Difatti, le nostre mamme soprattutto, avevano come comandamento base il sacrificio, vivevano la vita come una mortificazione, come una condanna a soffrire. Invece, la presenza di Gesù è amicale, Lui è quello che va a mangiare e a bere con i pubblicani, con i peccatori e accoglie tutti quanti, dalla prostituta al Dottore della Legge. Recentemente abbiamo fatto degli incontri per riflettere sul radicamento di una mentalità di contrapposizione tra la dimensione sacra e quella profana, cioè sulla separazione della parte spirituale che associamo allo Spirito divino, da quella materiale che associamo all’anti-Dio, cioè a chi si oppone a Dio. Questo tipo di mentalità ha creato una bipolarità che è stata l’origine della rovina dell’umanità per cui non c’è stata l’inclusione, non c’è stata la possibilità di  metabolizzare tutto ciò che esiste anche fuori di noi cogliendone l’aspetto di positività, ma ci siamo messi a  fare sempre la distinzione tra il bene e il male. Secondo questa  mentalità di cui Paolo era prigioniero, Dio proteggeva solo il popolo ebraico, benediceva quelli più buoni e malediceva i cattivi. Quindi, le sue modalità erano intrise di questa cultura, ma l’aspetto più interessante è capire che Paolo ha inserito nel modello del cristianesimo il giudaismo suo proprio, perché non avendo conosciuto storicamente Gesù, il mandato l’ha ricevuto misticamente.

Il messaggio essenziale di Gesù è: "Vieni e seguimi" (Mc 10,21). Paolo, invece, fa una quantità di teoricizzazioni, fa un'elaborazione teologica astratta, fa un riferimento imbevuto di filosofia greca, della gnosi che all’epoca aveva un'interferenza enorme nella modalità della concettualizzazione degli uomini. Poiché Paolo ne era impregnato, incultura il cristianesimo nel giudaismo, trascinando nella Chiesa tutto ciò che era inerente ad esso .

Gesù, invece, dice: "E' stato detto, ma io vi dico" (Mt 5,17-37). Quella piccola particella "ma" è oppositiva, cioè vuole dire: "Fu detto così, ma io vi dico cose nuove", e ha proposto il modello di sequela: "Vieni e seguimi"...

Invece, noi ci siamo rifugiati nelle teorie e, mentre ci mettiamo d’accordo sul come e sul quando,  perdiamo di vista l’essenziale.

Friedrich Nietzsche (filosofo) dice che quello che la Chiesa non ha promosso per lo sviluppo dell’umanizzazione nell’uomo, è stato conquistato dalla laicità degli uomini con l’umanesimo, con l’illuminismo, ecc., cioè, l’umanità, nella sua progressione, ha fatto determinate conquiste. Nella Chiesa, invece, i preti sono talmente soccombenti ad un modello vincolistico di ragionamento per cui non hanno la libertà di pensare e, quindi, di modificare la storia. I religiosi sono esecutori di modelli standard. Quanto più il modello è staticizzato, tanto più è inumano, perché non è vitale. Quindi, il dogmatismo di cui, purtroppo, la chiesa si impregna, finisce per dare la morte alle persone che nel loro percorso, umanamente manifestano più fede che non nella religiosità. Nella dimensione umana, infatti, c’è la manifestazione della fede progressiva mentre nelle espressioni religiose c’è il blocco del processo umano.

 

LORENZO TOMMASELLI

Il testo di Castillo è in continuità con l’idea di fondo di queste tematiche. Diciamo che noi siamo stati  educati un po’ tutti, anche al di là delle generazioni, a contrapporre l’umano con il divino. Eppure, se ci pensiamo, noi professiamo, come dogma di fede, Gesù vero uomo e vero Dio.  Sappiamo che i dogmi sono stati formulati con un linguaggio complesso come la filosofia e la teologia speculativa a cui ha dato grande importanza Paolo e che prima Antonio ha esposto in modo ampio.

Quindi, partendo dai primi scritti del nuovo testamento, a livello cronologico troviamo le lettere di Paolo: ai Romani, ai Tessalonicesi, ecc...  

Le prime comunità cristiane - dice Castillo - hanno cominciato il loro cammino di fede riferendosi al Cristo risorto senza aver conosciuto Gesù storicamente. Perciò in  Paolo non troviamo Gesù  che si incontrava con le persone nei villaggi, ecc…  Paolo non si chiede neanche chi e perché ha ucciso Gesù, ma ne spiega invece la morte come "sacrificio".

Poi, dopo un cammino lungo undici secoli, siamo arrivati a quello che ha detto in un piccolo trattato "Perché Dio si è fatto uomo", l’arcivescovo e filosofo di Canterbury, Sant’Anselmo d’Aosta, che formula l’idea del "sacrificio vicario". In pratica, Dio, offeso dal peccato, richiede una soddisfazione  non solo pari all’offesa, ma pari a chi è stato offeso. Quindi, solo suo Figlio poteva riparare il peccato. Un altro filosofo Ludwig Feuerbach, contemporaneo di Nietzsche, parlava di un Dio vampiro cioè, un Dio che vuole il sangue e la sofferenza dei figli.

Ciò già sarebbe sufficiente per dire che questo non è il Dio di Gesù, però intanto Dio così è stato presentato! Quindi, se ci pensiamo, all’Eucarestia, tranne se non è celebrata da Antonio o da pochi altri sacerdoti che riescono a rendere comprensibile l’evento, chi vi partecipa,  materialmente  è impossibilitato a capire quella sera Gesù cosa ha fatto con la cena, perché è tutta un'altra cosa! 

Amiamo tutti Papa Francesco che è veramente evangelico ed è completamente diverso dai Papi precedenti e da subito ha voluto rinunciare a tutta una serie di privilegi. Ma nel vederlo celebrare la Messa a San Pietro, ci viene da chiederci, anche lì, in quei pontificali, dove sia finita la cena di Gesù. Gesù non ha fatto la Messa! Forse sarebbe ora di discuterne nella Chiesa serenamente che Gesù non sta nella particola. Questo, tra l’altro, lo dice il più grande teologo dogmatico che è novantenne, don Carlo Molari spiegandolo in un articolo ("La particola non contiene Gesù in miniatura") in modo sereno e pacato. La presenza reale è sacramentale non spaziale.

Il fatto che Gesù sia presente nell’Eucarestia tutti lo dicono e lo ammettono. Cambia solo la spiegazione.

Allora non è possibile che ci si divida sulla spiegazione quando l'ultima cena è l’unico momento in cui Gesù ha pregato il Padre per essere tutti una sola cosa con Lui. Com’è possibile dividersi proprio su questo?

Il punto fondamentale è tornare a Gesù, anche a Gesù risorto, perché attenzione, in questo Paolo ha ragione: "Se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede" (1Cor 15,17).

Paolo ha un merito che gli va riconosciuto, perché se non fosse stato per lui, il cristianesimo non sarebbe uscito da quella piccola regione. Però, noi dobbiamo partire dai Vangeli e poi leggere Paolo e non viceversa. Nel mondo, in Europa, in Italia, abbiamo un cattolicesimo di tradizione e spesso con una profondissima ignoranza anche su cose che dovrebbero essere scontate.

Quest’anno durante una  lezione di storia con alunni del primo anno di liceo classico, parlando degli Ebrei, ho dovuto faticare a convincerli che Adamo ed Eva non sono esistiti perché sia al catechismo che alle scuole medie è stata loro raccontata sempre la storiella.

Allora la domanda è: perché si continuano a dire cose che non sono accadute invece di spiegare già da bambini il significato dei testi sacri? I bambini non vanno presi in giro e più tardi potrebbero chiedere: "Ma che cosa mi avete insegnato?". Ora noi, ritrovandoci con un cattolicesimo di tradizione, forse il cammino che abbiamo davanti è anche più stimolante, però è più pericoloso per l’autorità ecclesiastica perché perde potere.

Helder Camara (vescovo brasiliano) già decenni fa parlava delle minoranze abramitiche. Un domani noi avremo piccole comunità, piccoli gruppi che si sforzeranno di vivere il Vangelo e non le cattedrali piene. Questa sarà la grande novità, se accettiamo di cercare di arrivare a Gesù Uomo per giungere poi a Dio. Infatti, nel prologo del suo Vangelo, Giovanni dice: "Dio nessuno lo ha mai visto" (Gv 1, 18). Nessuno ha mai fatto esperienza diretta di Dio, neanche Mosè, ma solo Gesù l’ha visto e Giovanni  nel prologo fa una esegesi spiegando l’umanità di Gesù (il titolo del libro di padre Castillo). 

Noi non possiamo arrivare direttamente a Dio perché stiamo nel campo dell’immanenza mentre Dio sta nel livello nella trascendenza, cioè ci supera completamente. Anche i mistici non ci sono arrivati direttamente, ma attraverso un trasporto interiore che però non è una conoscenza diretta.

Allora, nel caso di Gesù, la cosa importante è quella di partire dal Suo progetto che si chiama "Regno di Dio", che non è il paradiso, ma una società più giusta, più fraterna.

Noi possiamo leggere questo progetto nella grande pagina delle "beatitudini" che i catechisti, in genere, non presentano, privilegiando i dieci comandamenti, che saranno anche giusti e validi per la spiritualità giudaica, però Gesù sta al di là del codice... penale perché parla del rapporto con Dio che chiama "Padre"... Alla Samaritana Gesù dice che praticamente è finita l'era del tempio. Il Dio di Gesù non vuole alcun culto. L’Eucarestia non è il culto a Dio, ma è il momento in cui Dio viene tra noi e si mette al nostro servizio per spingerci al servizio degli altri. Anche questo rovesciamento va fatto, perché altrimenti l’Eucarestia viene vissuta come un atto di culto a Dio.

Poi cosa chiede Gesù?  Chiede di seguirlo. Questo è il Suo progetto. Ma non si può seguire un superman, bensì una persona che consente di seguirla. La divinità di Gesù è data per scontata, ma non è questa un processo, un cammino, perché è nell’umano di Gesù che si rivela il divino, non il contrario, in quanto noi al divino non ci possiamo arrivare, abbiamo bisogno delle mediazioni umane.

Il Vangelo ha una teologia narrativa, non parla a livello di speculazioni. E' Paolo dopo che fa questo tipo di discorso.

Chi sa che Dio e Gesù sono la stessa cosa? Noi conosciamo Gesù, gli apostoli hanno fatto esperienza con Lui. Questa è l’ipotesi che fa l’autore del libro. Ovviamente la difficoltà che noi abbiamo è sopratutto l'accettazione dell’umano di Gesù proprio perché lo diamo per scontato. Invece, la fede in Gesù è l'accettazione del Suo programma, cioè, io devo sapere che cosa mi chiede. Invece, spesso la fede è diventata un discorso astratto, è considerata come un dono di Dio, ma Dio fa doni a tutti, non fa differenza tra l'uno e l’altro, quindi, questo schema va rovesciato perché il rischio è di ritrovarci a vivere un cristianesimo senza... Cristo!

Se ci pensiamo, anche oggi abbiamo tanti aspetti del cattolicesimo che sono completamente diversi dal messaggio di Gesù. Un altro teologo gesuita spagnolo ha scritto un articolo sul "cattolicesimo non cristiano" mettendo in evidenza che in esso ci sono alcuni punti che non hanno niente a che vedere con la predicazione di Gesù (come la sacralizzazione del vescovo di Roma). Gli stessi che accusano  Papa Francesco di aver desacralizzato il papato non si accorgono che sono loro ad aver commesso un'eresia sacralizzandolo! 

Maria di Nazareth è la vittima più grande di questo processo di sacralizzazione. Si è arrivati da Maria alla "Madonna" sulla quale sono stati fatti due dogmi (l'immacolata e l'assunta in cielo) che vanno reinterpretati. Ma dove sta la donna, la moglie di  Giuseppe, la mamma di Gesù?

L’Eucarestia, poi, si traduce in un linguaggio sacrificale con le parole: "Questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi", ma nessun Vangelo riporta questa frase e in nessuna lingua viene detto "sacrificio", ma "dono". Quindi, significa che la cena di Gesù l’abbiamo trasformata da un momento di fraternità in cui si spezza il pane e lo si dona, ad un atto di culto a Dio, cioè, l’abbiamo completamente rovesciata.

Poi, pensiamo al rapporto stesso che abbiamo con Dio nella preghiera dei fedeli quando Gli chiediamo: “Ascoltaci Signore”, come se Lui avesse bisogno che gli ricordiamo le cose da fare. Gesù, invece, ci presenta un Dio che sta al nostro fianco e che non ha bisogno di sollecitazioni da parte nostra.

Poi c’è un'altra difficoltà: quella di definire la Sua sessualità, ma Dio non ha sesso, e allora perché si chiama "Padre"? Nella cultura antica non si conosceva la biologia e si pensava che il figlio fosse generato solo dal padre mentre la donna faceva da scatola con l’utero. Quindi, dovendo rappresentare Dio, non hanno potuto dire Dio "Madre", perché in quella cultura non avrebbe significato nulla. "Padre", quindi, non va inteso per sottolineare la mascolinità di Dio. Però, quando Papa Luciani disse: "Dio è Madre" scandalizzò.

Gesù non è che non sia stato un uomo religioso, ma la sua era una religiosità... alternativa. Nelle religioni il sacro sta nel tempio, nelle figure sacerdotali, negli oggetti sacri… Gesù, invece, ha tolto il sacro dal tempio e l’ha messo nella vita di tutti i giorni, cioè sacro è l’uomo, sacra è la donna. Questa è la religiosità alternativa di Gesù.

Quella che noi chiamiamo salvezza da che cosa ci salva? Nella prassi comune si pensa al peccato, inteso come offesa a Dio.  Ma mai nei Vangeli Gesù dice di chiedere perdono a Dio per i peccati perché Dio ci ha già perdonati, siamo noi che possiamo prendere coscienza del perdono e trasformarci come persone.

Nelle religioni lo schema è: pecchi, ti penti e poi hai la misericordia di Dio. Con Gesù è l’opposto: ci presenta il perdono come atto d’amore.

Il rischio di avere un cattolicesimo non cristiano è forte. Non si spiegherebbe, altrimenti, quello che attualmente stiamo vivendo, cioè ci ritroviamo in una società incarognita nei confronti degli ultimi e pronta a difendere i presunti diritti di un Dio che non richiede di essere difeso, ma vuole solo che il Suo amore lo prolunghiamo agli altri. E' questo l'unico comandamento, un comandamento "nuovo", cioè diverso dagli altri dove non c'è neanche il nome di Dio: "Che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi" (Gv 13,34) e lo ha detto lavando i piedi ai suoi discepoli.

Questo è il centro del messaggio ed è quello che sta predicando Papa Francesco, perciò ha tanti critici, soprattutto all’interno del sistema ecclesiale. perché questo significa destrutturare, cambiare la liturgia, vivere in tutt'altro modo, fare tutto alla luce del Vangelo perché il centro della fede è Gesù.

Allora, se c’è un invito in questo libro è lo stesso che sta nel Vangelo e, cioè, è quello di ritornare al cammino che ha tracciato Gesù e che sta alla nostra portata. Infatti Gesù dice: "Chi crede in me compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi" (Gv 14,12). Credere in Lui non significa avere delle dottrine privilegiate rispetto ad altre, perché Dio non esclude nessuno, ma è importante tradurre il progetto di Gesù nella vita di tutti i giorni.

Quando Papa Francesco andò in Brasile ad incontrare i giovani, disse: "Del Vangelo ricordatevi due cose: le beatitudini e Matteo 25. Le "beatitudini" andrebbero spiegate. Per esempio, la traduzione "poveri di spirito" significa "deficienti, mancanti di spirito". Invece, i "poveri dello spirito" sono quelli che scelgono la sobrietà della vita, che scelgono di condividere. I poveri non sono beati, anzi vanno tolti dalla loro condizione di povertà.

In Matteo 25, poi, c'è il giudizio universale che ha sempre fatto paura. Invece, letto correttamente, è un brano che ci dà una serenità incredibile perché quando Gesù giudica (è una drammatizzazione), non fa mai una domanda circa il culto e l'onore dovuto a Dio, ma interroga sulle esigenze basilari umane che ogni persona può soddisfare.

Rosario Livatino, magistrato ucciso dalla mafia, diceva: "Alla fine della vita non ci sarà chiesto se siamo stati credenti, ma se siamo stati credibili".

 

ANTONIO MAIONE

Gesù ci ha lasciato una... bibliografia che ci ha detto di cercare di leggere. Il primo libro è: "Guardate gli uccelli dell’aria" (Mt 6,26); il secondo libro è: "Guardate i gigli dei campi” (Mt 6,28). Se noi riusciamo a prendere contatto con i libri che Gesù ci ha presentati, abbiamo una maggiore possibilità di entrare nel midollo del Vangelo prima ancora delle deformazioni. Il Vangelo è deformato quando si parla del Vangelo senza viverlo. Noi parliamo spesso del Vangelo, ma potremmo non parlarne e viverlo.

Prima ho posto un interrogativo provocatorio: "Ma a Paolo chi ha dato l’incarico di predicare?”. Paolo si è preso lui stesso l’impegno di andare ad annunciare quello che, a suo modo di vedere, era giusto, e si è avventurato in Arabia. Ciascuno di noi può annunciare il Vangelo senza avere il mandato da chi esercita il potere. Il problema è che il Vangelo viene utilizzato da chi esercita il potere per schiavizzare le persone. Se il Vangelo è Vangelo, è liberazione per cui ci dobbiamo liberare dal potere che normalmente si annida dentro di noi e al quale soccombiamo piegandoci a tutti i meccanismi di alienazione della società. Non possiamo mai andare a liberare l’altro se noi siamo schiavi.

Allora, il Vangelo comincia da dentro  nel confronto aperto e trasparente con l’altro, perché Dio rivela se stesso agli uomini per mezzo degli uomini, e l’Uomo che è venuto tra noi è il "Figlio dell’uomo" Gesù Cristo. Quando noi entriamo in questa dimensione, il discorso del Vangelo non è più un’astrattezza di elucubrazioni filosofiche, ma diventa un modello per andare a scavare nella tomba dove abbiamo conficcato l’uomo che non ha più il diritto di parlare. Presto ci sarà l’obbligo delle fatture online che esercitando un controllo totale, toglierà la possibilità di dire quello che si pensa. Oggi la schiavitù più grande appartiene a questo modello di alienazione che è subdolo, cioè che "sotto" ha il "dolo" che penetra lentamente. Gesù è quello che libera l’umanità permanentemente, attraverso le incarnazioni che sono lungo il corso della storia ricorrenti.

 

 

LORENZO TOMMASELLI

Voglio aggiungere una cosa sul peccato che non ho specificato prima, ma è solo per chiarire. Quando noi parliamo del peccato, secondo il Vangelo, ma anche secondo il Concilio che riprende quest’acquisizione del Vangelo come centro della vita cristiana, il peccato non è l’offesa che facciamo a Dio al quale dobbiamo chiedere perdono, ma è il male che facciamo all’altro e, quindi, c’è da chiedere perdono all’altro. Ci siamo mai chiesti perché i mafiosi e i camorristi sono frequentatori dei sacramenti, soprattutto della confessione e, invece, quando si tratta di restituire beni sottratti alla comunità non lo fanno? Perché è molto più comodo chiedere perdono a un Dio di cui non sanno la risposta, che non chiedere perdono agli altri per quello che hanno fatto con degli atti concreti di pentimento.

Il Vangelo parla di metanoia, cioè del cambiamento di mentalità. Invece la conversione tipica della mentalità religiosa è un tornare a Dio, mentre Dio chiede di smettere di fare il male e fare il bene. Questa è la logica di Dio.

Il Dio di Gesù non vuole il culto per Sé, questo è un altro dato forte da scardinare perché  noi abbiamo una teologia e anche una spiritualità tutta centrata su questo discorso. La "volontà di Dio" è un'espressione che ha un significato di progetto di salvezza che si compie. Non dobbiamo sapere la Sua volontà come detta da un oracolo greco. Noi conosciamo il Suo piano: che gli uomini e le donne siano felici. Ovviamente nella storia ci sono i limiti i condizionamenti che noi chiamiamo "il male".

Ma non dobbiamo interpretare il Dio di Gesù come fosse Apollo o Zeus: Lui è tutta un'altra cosa. Ovviamente, questo è un cammino che ha le sue difficoltà anche perché abbiamo una profondissima ignoranza teologica, su temi fondamentali, su cose di cui non si dovrebbero avere grossi dubbi. Poi si possono avere visioni diverse, ma bisogna essere convergenti su certe cose.

Papa Francesco non impone agli altri il suo pensiero come facevano i Papi precedenti. Il vescovo francese Jacques Gaillot che conosciamo bene, quando è andato dal Papa per il sinodo sulla famiglia, ha testimoniato la sua esperienza sul significato della famiglia senza esclusioni di genere dicendo di aver detto delle preghiere anche alle nozze di coppie separate e di coppie gay. Il Papa non solo non lo ha rimproverato, ma gli ha risposto che la bontà di Dio è per tutti.

Questo è il Dio di Gesù! Noi, invece, abbiamo il Dio della religione in testa.  Questo è l’esodo difficile da fare: dobbiamo porre attenzione al cammino umanizzatore. Questa è la proposta di Gesù! Noi siamo partiti da un cristianesimo di tradizione, ma dovremmo poter arrivare a scegliere di fare un cammino di umanizzazione a prescindere dalla religione. Noi abbiamo trasformato Dio a nostra immagine e somiglianza quando poi Gesù ce Lo presenta come Padre generoso. E' quello il Dio di Gesù, non altro.

Paolo, dunque, non fa nessun riferimento all'esperienza storica di Gesù, ma non è un suo errore, bensì un condizionamento. Perché il "Credo" è espresso con delle parole che oggi nessuno capisce? Perché risale al IV secolo d.C. ed è definito "niceno-costantinopolitano", perché fatto in seguito ad un Concilio convocato dall'imperatore che esigeva un'unica fede per tutti senza differenze teologiche. E' come se oggi Trump convocasse un Concilio alla Casa Bianca e parlasse lui.

Quindi, nei primi secoli c'era la pressione della politica. Paolo, poi, era già stato influenzato dalla filosofia greca nel modo di esprimersi.

Oggi, tante piccole comunità hanno modificato il Credo. Certo ci vuole il consenso, ma certe modifiche piano piano si possono fare. Se un prete durante la Messa dicesse: "Prendete e mangiate. Questo è il mio corpo offerto in dono per voi" (invece che "in sacrificio"), nessuno potrebbe obiettare perché solo nella lingua italiana viene detto "in sacrificio" invece che "in dono".

Gesù è stato ucciso come ribelle politico. La croce che ha avuto tanta eco negativa nella spiritualità cristiana, è importante, ma come la vede Gesù che dice: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua" (Lc 9,23).

"Rinnegare se stesso" non vuol dire rinnegare la propria identità, ma le proprie ambizioni, il proprio potere. La croce era un supplizio infamante. Quel "prendere la croce" vuol dire: "Anche voi, se volete annunciare il Vangelo, dovete essere disposti a... perdere la faccia". Questo significa la croce, e non il dolorismo proposto per tanti secoli tanto da produrre dei mostri. Io non posso pensare che Dio mi dia il male. Dio mi dà solo il bene. Il male viene perché siamo limitati.

Allora abbiamo bisogno di testimoni come Castillo, Gaillot, ecc. che sono stati perseguitati dai Papi precedenti ed ora ricevuti da papa Francesco. Loro hanno avuto la consolazione dello Spirito alla fine della loro vita ed ora ci dicono cose importanti con un linguaggio accessibile.

La Chiesa che ha ritenuto la sessualità negativa per Maria, oggi sta vivendo il dramma della pedofilia e altro potrebbe venir fuori. Ma per amore della verità e, soprattutto delle persone, non è possibile reprimere così la sessualità nei preti. La legge del celibato imposto è una legge ecclesiastica tant'è che i preti cattolici di rito greco possono sposarsi. Quindi, speriamo che ci sia un'apertura in merito anche se le resistenze sono fortissime perché, purtroppo, la libertà fa paura.

Gesù è stato libero con le donne. Maria Maddalena è stata la prima annunciatrice del Vangelo.

Quanto abbiamo da recuperare nella conoscenza di Gesù e nella moralità che dobbiamo leggere diversamente!

 

ANTONIO MAIONE

Paolo ha aggiunto una buona dose a tutto questo. Parla principalmente di peccati sessuali, ma è prigioniero della sua mentalità. Lui dice quello che corrispondeva al suo modello culturale e religioso. Se ciascuno di noi comincia a prendere in mano la gestione del proprio pensiero e ad esprimersi secondo quello che ha maturato confrontandosi nella trasparenza con gli altri, l’umanità cresce rapidamente. Invece, esiste il ricatto della paura di andare oltre la verità, come se la verità fosse un'astrattezza. Ma invece, la verità è l’uomo che si esprime progressivamente, a mano a mano che conosce le cose.

Prima ho detto che io devo fare un enorme sforzo per superare una mentalità filosofica, aristotelica, tomistica, per entrare in contatto con una realtà che si muove sotto gli occhi e con quello che capiterà nel giro di poco tempo. Noi abbiamo fatto diversi incontri sulla cosmogenesi rendendoci conto che la trascendenza non è avulsa dal contesto cosmico, ma si esprime attraverso la cosmogenesi progressivamente per cui nel giro di pochi anni, noi ci troveremo ad assistere all’incontro dell’epigenetica, dell’antropologia e della teologia che si incroceranno armonizzandosi portandoci, a breve, ad avere un uomo diverso. E noi stiamo ancora a discutere sul celibato dei preti!… E' possibile che bisogna aspettare una legge per avere la libertà di amare? Ma di queste cose non si può parlare. Questo discorso richiede costanza per far penetrare nelle persone il cambiamento di mentalità.

Grazie a Dio, maggiore è il distanziamento delle nuove generazioni da questo modello accentuatamente religioso, minore è lo sforzo che devono fare. Noi dobbiamo fare prima un lavoro di destrutturazione e poi una ricostruzione. Invece loro non hanno nessuna strutturazione religiosa.

 

LORENZO TOMMASELLI

La vita concreta di tutti i giorni non è interessata dal Vangelo perché viene presentato in chiave religiosa e non come progetto di vita di Gesù che può liberamente essere accettato.

Noi, invece, non sappiamo fare a meno di un cattolicesimo di tradizione che ci impedisce di fare delle scelte libere. La Cresima dovrebbe proprio servire a fare questo tipo di scelta.

Quando nel Vangelo Giovanni  parla dell’ "agnello di Dio che toglie il peccato del mondo" (e non i peccati) (Gv 1,29), allude a questa cappa che Gesù elimina. Quindi, non parla di peccati da espiare. Però nella liturgia ha prevalso l’ideologia sacrificale.

Nel libro si parla dei riti che in sé non sono negativi, ma il problema sorge quando il rito diventa fine a se stesso, cioè precetto da osservare, senza cambiare la condotta, solo per avere la coscienza a posto.  Gesù ci salva dalla nostra disumanizzazione non dal peccato. Il peccato come disumanizzazione, non come offesa a Dio, questo è l’altro cambio importante, e quando dice: "A chi rimetterete i peccati saranno rimessi" (Gv 20,21), parla alla comunità che se non si rimette i peccati reciprocamente, il blocco resta.

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