Associazione "La Mano Sulla Roccia"

SABATO 15 GIUGNO 2019 - INCONTRO A PRATELLA (LOC. PALOMBISCIO) - RESOCONTO DELL'INCONTRO

SABATO 15 GIUGNO 2019 - INCONTRO A PRATELLA (LOC. PALOMBISCIO) - RESOCONTO DELL'INCONTRO

Ore 11,00: presentazione del libro dell'agronomo ANTONIO DI GENNARO: "LA TERRA DEI FUOCHI: QUESTIONI PER IL PAESE INTERO" da parte dell'autore stesso.

 

Seguirà un approfondimento sul tema: "ECOLOGIA DELLO SVILUPPO UMANO" da parte del sociologo ARISTIDE DONADIO.

 

Ore 15,30: chiusura degli incontri di formazione 2018-19 da parte di ANTONIO MAIONE che parlerà sul tema: "ABBATTIMENTO DELLE COSTRIZIONI UMANE".

 

Ore 17,00: assemblea dei soci dell'associazione "LA MANO SULLA ROCCIA" aperta a tutti.

 

 

Per informazioni rivolgersi a Laura (3385933385) o a Rosetta (3385769731).

 

RESOCONTO DELL'INCONTRO A PRATELLA DEL 15-06-2019

 

ANTONIO DI GENNARO - AGRONOMO

 

"ULTIME NOTIZIE DALLA TERRA. LA TERRA DEI FUOCHI: QUESTIONI PER IL PAESE INTERO"

 

Vi propongo una breve riflessione sull'ultimo libricino che ho scritto in cui ho raccolto gli articoli pubblicati su "Repubblica" negli ultimi 2-3 anni. Non sono un giornalista, ma un agronomo. La crisi della terra dei fuochi nella nostra regione è stata raccontata in modo tale da dare l'idea di una Campania totalmente infetta, da circoscrivere e abbandonare, e, soprattutto, di un'agricoltura che mandava in giro per il mondo prodotti avvelenati.

Io che mi occupo di agricoltura, mi sono accorto che questo racconto che i mezzi di comunicazione hanno fatto, era totalmente infondato.

Non c'è niente di vero in quello che è stato detto e che cioè in questo suolo infetto crescevano ortaggi, pomodori, cavolfiori che, mangiati, provocavano il cancro.

Questo teorema è stato analizzato in ogni sua parte e niente di ciò che è stato raccontato è risultato vero. Questo per il passato.

Dopo aver scritto di queste cose, ho pensato di illustrare com'è veramente la Campania, cioè posti come questo in cui siamo oggi: Appennino, colline interne, il Cilento, il Vallo di Diano, la Terra del Sele, ecc., cioè i paesaggi agricoli più importanti al mondo dove nell'antichità, Roma ha inventato il modo di coltivarli facendone la culla dell'agricoltura occidentale.

La Campania ha un gruppo di 140 città da Caserta a Salerno passando per Napoli che senza alcuna pianificazione del territorio, si sono fuse insieme fino a formare un unico caos metropolitano per cui, percorrendolo, non sappiamo in quale Comune entriamo o da quale usciamo perché è un'unica sconfinata periferia. Però questo occupa grossomodo il 12-13% del territorio campano. Il resto è fatto di posti come questo che non vanno sui giornali e che stanno perdendo popolazione.

Se guardiamo i dati demografici di alcuni Comuni, ad esempio Pratella, vediamo che la popolazione dal 1960 ad oggi si è dimezzata. Sono territori molto belli. La montagna che fu bruciata da un incendio è stata restaurata dalla natura stessa ed è rinverdita.

Il messaggio che circola è fatto di patologia senza fisiologia. La natura ha dei meccanismi di recupero e di ricostruzione. Siamo noi che facciamo degli errori. La montagna prende fuoco anche per lo spopolamento perché più nessuno la pulisce. Quindi, basta una disattenzione e un piccolo fuoco diventa un incendio ed è quello che successe nell'agosto del 2017 quando presero fuoco quasi tutti i boschi. Non si tratta, quindi, di dare la caccia ai piromani perché sono i boschi ad essere più vulnerabili e a prendere fuoco facilmente.

Dicevo che tutto il racconto ambientale in questo momento è centrato sulla patologia, cioè sui danni che noi produciamo, sui danni che facciamo e sui pericoli e i rischi che corriamo. E' una cosa sacrosanta, però è come parlare dell'umanità senza tener conto  della fisiologia ordinaria. La nostra vita va avanti grazie ad un organismo che riesce a difendersi, a reagire, a riprendersi e a svolgere in positivo tutta una serie di funzioni.

L'ecosistema della Campania svolge queste funzioni, ma noi le diamo per scontate. C'è un famoso proverbio che dice: "Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce". Noi la foresta che cresce non la prendiamo mai in considerazione e i mezzi di comunicazione ci dicono solo degli alberi che cadono, come se fosse quella la realtà.

In effetti, i problemi sono un segmento limitato mentre c'è, invece, un territorio nel quale i problemi non sono costituiti dalle cose che facciamo, ma dalle cose che non facciamo nei territori senza più gestione, cura, attenzione, presidio...

Se guardiamo i dati demografici di tutta la cintura dei Comuni sia dal lato casertano che da quello beneventano, ci rendiamo conto che ci sono città con 3000 anni di storia che si stanno spegnendo perché stanno perdendo abitanti.

Allora, in questo libro io racconto l'agricoltura campana che funziona nonostante tutte queste difficoltà ed è un'agricoltura d'eccellenza che ha sofferto di una campagna di screditamento.

Qual è il problema? Che ci hanno tolto la credibilità. Quando si bolla la Campania come un territorio non credibile, abbiamo perso tutto, perché quello che facciamo viene letto attraverso questa lente. Il problema fondamentale è che analizzare una realtà complessa con una sola chiave di lettura non ci porta mai a delle soluzioni perché se tutto è compromesso, non c'è niente da fare, non c'è alcun piano di recupero (che poi non è tale perché l'85% della Campania è composta da territori come questo di Pratella).

Allora ho fatto un giro in Campania raccontando le diverse realtà, ma soprattutto parlando con persone che curano questi luoghi così come la comunità de "La mano sulla roccia" contribuisce alla cura di questo luogo.

Naturalmente, la sensibilità alimentare è una cosa preziosa. Non bisogna deridere o sminuire la ricchezza della cultura ambientalista, però questa, senza senso critico, diventa una cosa non buona. Mi accusano di essere negazionista, ma la vicenda della Terra dei fuochi ci deve insegnare questo: non è possibile apprendere dai mezzi di comunicazione un'unica storia senza un'analisi critica e senza una verifica di dati. Ma la cultura allarmista, invece, non deve dimostrare nulla perché l'allarme si sostiene da solo.

Quindi, io penso che noi dobbiamo difendere il punto di vista ambientalista che poi è una novità relativa nella storia dell'uomo in quanto l'ambientalismo ha radici antichissime perché già era presente in Platone ed Aristotele e poi in S. Francesco. La visione ecologica del mondo non l'abbiamo inventata noi, ma si è rafforzata dalla metà del 1900 quando la scienza ha fatto grandi passi in avanti e abbiamo avuto maggiori possibilità di capire mentre la cultura urbana industriale produceva più guasti. Quindi, l'ambientalismo scientifico o culturale è stata una risposta a questa società industriale urbana che sembra dominare e cambiare tutto mettendo a repentaglio i valori della biodiversità, del paesaggio, ecc..

La cultura ambientalista nasce, quindi, come risposta ad effettivi problemi, nasce da una crisi.

Il meccanismo di sviluppo che abbiamo messo in piedi, non riusciamo più a governarlo. Io penso che dobbiamo rapidamente affiancarlo con un altro filone ambientalista che è quello della cultura del recupero, del restauro, della capacità di rinnovamento, perché se ci fermiamo solo all'allarmismo del perdere tutto, della catastrofe che sta dietro l'angolo, possiamo sì attirare l'attenzione generando sensi di colpa che fanno cambiare i comportamenti, però dobbiamo cercare di non andare lontano dalla parte costruttiva.

Noi abbiamo bisogno di costruirlo quest'ecosistema. Queste montagne meravigliose dove ci sono diversi tipi di boschi, di praterie, di aree coltivate, è veramente un'opera d'arte vivente ed è anche un ecosistema con una varietà di mammiferi, rettili, anfibi, ecc. e con uomini che gestiscono l'agricoltura e i boschi. L'uomo non è un estraneo a tutto questo, ma è anzi un giardiniere che custodisce la natura e la coltiva.

L'idea che tutto quello che fa l'uomo è sbagliato, è un errore culturale tragico perché ha conseguenze drammatiche. Invece, ci deve essere la cultura del prendersi cura, nonostante gli errori, e allenarsi a godere di queste realtà, a gestirle, a curarle in un momento in cui questi luoghi si stanno spopolando.

Lo Stato è in crisi finanziaria. Dai primi decenni del 1900 fino al 1970, abbiamo avuto un periodo in cui l'Italia si è infrastrutturata. Sono state costruite strade e ferrovie, e portati anche in posti come questo, degli elementi necessari per la vita moderna. Noi arriviamo qui da Napoli in 40 minuti grazie alle strutture create.

In effetti, si può vivere in un posto se ci sono servizi, cioè scuole, sportello bancomat, ufficio postale, ecc.. Tutto questo si sta spegnendo perché la vita italiana si sta concentrando in poche aree urbane, quindi, a nord, da Torino a Venezia, passando per Milano e l'area padana, vediamo che è una sola cosa. Poi c'è Roma e le piccole città appenniniche ed infine l'area napoletana che è la terza per densità di popolazione. Sono posti in cui il 60% degli italiani vive addensato e sono quelli che sulle foto dallo spazio della NASA di notte appaiono illuminate. Tutto il resto è buio. Sono le zone dove si stanno perdendo abitanti e tutto il sistema di infrastrutture che lo Stato ha costruito con i soldi degli Italiani, stanno decadendo perché non c'è più manutenzione. Ci sono posti che stanno letteralmente crollando e lo Stato non ha più i soldi per intervenire.

Allora, fare un ambientalismo serio oggi significa ricostruire il paese. La cultura cattolica ha grosse responsabilità in positivo e in negativo su questo. La Conferenza Episcopale Campana ha sposato pienamente l'ipotesi della catastrofe cosmica. Loro dicono che è un compito profetico annunciare questo. Ma se poi l'agricoltura, in seguito a questo allarmismo, chiude, si è provocato un male e non un bene.

Il vescovo di Acerra dice che le terre lì sono tutte avvelenate. Noi le abbiamo analizzate e abbiamo trovato inquinati 6 ettari di terra su 5000 per cui ho dovuto contestarlo sulle pagine di "Repubblica".

Effettivamente, tutte le città dell'hinterland napoletano sono abbandonate dallo Stato. Non ci sono servizi pubblici per cui anche portare i figli a scuola è un'impresa colossale...

Allora, invocare le bonifiche vuol dire dare soldi ai camorristi imbroglioni come è avvenuto a Bagnoli dove sono stati letteralmente buttati 300 milioni che potevano essere investiti in scuole, presidi sanitari e servizi essenziali, scarsi in questa parte d'Italia. Ora, con l'autonomia differenziata sarà ancora peggio e il Nord avrà più soldi a scapito del Sud.

Allora, fare ambientalismo significa dire le cose come stanno.

L'enciclica "Laudato si'" è un documento straordinario perché la Chiesa nobilita al massimo livello quello che è l'ambientalismo giusto, cioè quello che pensa che le decisioni pubbliche richiedano riflessioni. Non esiste un ambientalismo del "no", dove nulla si può fare o l'ambientalismo a rischio zero. Ogni decisione deve contemperare l'aspetto ecologico, l'aspetto sociale, antropologico, culturale e l'aspetto tecnico, economico, finanziario.

Quindi, ogni decisione pragmaticamente prevede degli scambi tra questi punti di vista, altrimenti abbiamo una cultura del "grido" dove non si fa nulla e dove lo status quo alla fine vince e rimane la situazione attuale. Se interpretato, diventa uno strumento di crescita, ma se va in mano ai profeti di sciagura, è un grosso guaio.

Sto dicendo che sono cose importanti che però vanno vissute con spirito critico, cultura, pluralismo, confronto e non con un miserabile conformismo pseudo ambientalista che allarma e non fa niente.

S. Francesco si mise a ricostruire la chiesa, non stette lì a pensare ai barbari e a quello che avevano distrutto. Lui realizzò un programma di riscatto...

Penso che le persone ragionevoli siano in grado di accorgersi che questo modo di vedere le cose ha dei vantaggi perché dà luogo a dei progetti per cercare di migliorare la situazione facendo dei piccoli passi nella direzione giusta.

E allora tutto quello che si dice sull'aumento dei tumori nella Terra dei fuochi? I dati veri, trentennali dicono che la malattia tumorale in Campania, prima inferiore alla media nazionale, ora ha raggiunto questa media. La mortalità è di 7 punti superiore alla media nazionale, ma va anche detto che l'aspettativa di vita in Campania è di 2-3-4 anni inferiore alla media nazionale. L'Istituto Mondiale di Sanità conosce benissimo i dati. C'è una sola causa che genera questo: la povertà, cioè la deprivazione socio economica che fa vivere dei rischi. Allora, se il governo italiano vuole fare qualcosa, deve iniziare delle politiche mirate a sanare questa situazione. Tutto il resto sono chiacchiere!

Ieri c'è stata una conferenza per il risanamento di Bagnoli. Sono stati richiesti altri 400 milioni in un momento in cui non ci sono soldi per una bonifica di cui non c'è bisogno. Io ho detto al Ministro che bisogna fare una sola cosa: aprire i cancelli e far entrare le persone. Il parco già c'è: non bisogna spendere nulla. Solo 6 ettari con l'amianto vanno bonificati ed è una cosa di poco conto. Se ci fosse stata la volontà, lo avrebbero già fatto 20 anni fa. Invece, anche qua bisogna mantenere l'allarme. Hanno detto che completeranno la bonifica nel 2024, ma la bonifica, anziché la rigenerazione urbana non finirà mai e i dati sono tenuti segreti.

Fin dall'unità d'Italia ci si fa la domanda: "Quali politiche per il Mezzogiorno?".

In questa zona c'è un'area archeologica importante. Qui si sono decisi i destini dell'Italia e dell'Europa. Dietro la montagna dominavano i Sanniti e davanti i Greci, i Romani e gli Etruschi. Due modelli di civiltà: le città contro le culture tradizionali perché l'insediamento dei Sanniti era più simile ad un villaggio dei... pellerossa, leggero, con uomini dediti alla caccia e alle migrazioni attraverso i tratturi, mentre i Greci, i Romani e gli Etruschi partivano dalla proprietà della terra. Dopo 300 anni di guerra, i Romani vinsero e la "Campania" nacque proprio dopo questo grosso conflitto.

Per i Romani, la Campania consisteva nella pianura che si estende dal Garigliano a Roccamonfina fino all'Agro nocerino-sarnese, quindi tutta la pianura vulcanica, compresi i Campi Flegrei e il Vesuvio, cioè la parte con i suoli vulcanici più fertili.

Noi qui siamo ai bordi. Questa è la prima montagna che guarda sulle pianure vulcaniche. Poi c'è il Sannio dietro la montagna e poi ancora un'altra realtà dalla piana del Sele in poi. Storicamente, queste tre realtà sono rimaste sempre con una loro identità. Con l'unità d'Italia vengono di nuovo messe insieme, ma una vera unione non è stata mai ricercata.

Un posto come questo, con paesaggi stupendi, agricoltura di qualità, boschi, fiumi, biodiversità, borghi rurali, ecc. non avrebbe problemi se si trovasse in un altro... Stato. E' scontato che il futuro di queste aree non può prescindere dall'alleanza con la città. Ma questa politica non è stata mai presa in considerazione. Noi facciamo la politica per la città e la politica per le aree interne (o meglio fingiamo di farla) perché le aree interne hanno bisogno di strade, servizi, scuole, pronto soccorso, ecc.. Se io vivo qui ed ho un bisogno, è qui che devo soddisfarlo. Si fanno progetti pilota, ma è una presa in giro perché prima deprediamo queste aree dei servizi essenziali, poi destiniamo i soldi prima alla città mentre dovrebbe essere il contrario, per esempio, finanziando la mobilità, la ferrovia che avrebbe una grande funzione. Invece, stiamo dismettendo tutti i rami locali per far esistere solo Freccia Rossa!

Quindi, dire che il futuro di questi luoghi è costituito dall'agricoltura e dal turismo è uno slogan perché il loro valore non viene potenziato.

Sono stato in un'isola del Giappone lontana, in un posto sperduto, ma c'era una strada asfaltata, una strepitosa scuola pubblica, tutti i servizi essenziali che a noi mancano perché manca la presenza dello Stato. Se i servizi funzionassero, potrebbero migliorare anche l'agricoltura e il turismo.

L'agricoltura in un paese avanzato è il 2% del PIL. Se poi aggiungiamo la gastronomia, il turismo, la catena delle vendite, ecc., si arriva al 15%, però non si risolvono i problemi di in paese avanzato con l'economia agricola e il turismo. Questi sono segmenti piccoli. L'80% dell'economia di un paese avanzato è fatto di servizi e di un minimo di manifattura. Questa era la mira del grande economista Manlio Rossi Doria che queste cose le ha scritte, ma non è stato ascoltato perché la linea era quella della spesa pubblica.

La Cassa per il Mezzogiorno, nella prima parte della sua vita, ha costruito l'Italia perché ha realizzato le infrastrutture. Poi sono entrati i politici in scena e tutto ha preso un'altra direzione. Quindi, è un problema di politica nazionale.

Il singolo cosa può fare in tutto questo? Occorrono delle iniziative pilota, come questa de "La mano sulla roccia" che hanno un valore perché mostrano anche ai nostri concittadini che cosa si può fare dando una sollecitazione, una spinta, ma sono solo dei messaggi. Non ce la può fare da sola. Occorrerebbe costruire una rete di Comuni virtuosi.

Ritornando alla patologia e alla fisiologia, una delle cose più straordinarie è il suolo che è una macchina molto complicata nella quale radici e microrganismi animali intrecciano delle reti molto fitte. Spesso la biomassa del sottosuolo supera quella degli organismi che crescono sopra. Il suolo è il grande filtro dell'ecosistema; è un grande depuratore.

La radice delle piante è un organo molto... intelligente. Fa un lavoro difficile, una selezione molto efficiente prendendo dal suolo ciò di cui ha bisogno.

Questo significa che su 30 ettari risultati contaminati (su 5000 ettari analizzati), portando ad esaminare gli ortaggi cresciuti lì all'Istituto Superiore di Sanità, è risultato che questi prodotti erano perfetti.

Quindi, il suolo è una macchina che trattiene, inibisce, immobilizza e trasforma per cui anche quando è contaminato, c'è tutto un sistema che seleziona e le radici fanno il resto.

Questo è l'ABC della biologia vegetale che i bambini di altre nazioni imparano a scuola. L'ignoranza fa comodo e spiega molto circa la politica attuale.

La fisiologia... L'organismo ha un meccanismo attivo per difendersi da tutto ciò che non gli appartiene che è il rigetto. Il sistema immunitario si difende da tanti attacchi attraverso un metabolismo attivo, lo stesso che hanno le piante. L'agricoltura è stata sempre il depuratore della città. Anche a metà '900 tutta la frazione organica dei mercati, delle mense, ma anche le deiezioni animali e umane arrivavano in campagna per fertilizzare il suolo, proprio perché il suolo è un grande reattore che trasforma queste cose.

Non è che non ci siano problemi. Un suolo agrario e forestale ha la capacità di bloccare molto fortemente gran parte dei metalli pesanti, però bisogna stare molto attenti ad analizzare le singole situazioni. Se si focalizzano i problemi, si trovano anche le soluzioni.

E' molto costoso analizzare i suoli. E' più economico ed utile controllare la produzione perché, in ultima analisi, a noi interessa che i prodotti siano sani. E qui abbiamo diversi livelli di controllo, dalla ASL, all'Istituto zooprofilattico, all'Istituto Superiore di Sanità, al Ministero dell'Agricoltura fino all'Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare.

Anche quando anni fa scoppiò il caso della Terra dei fuochi, la grande distribuzione comprò tutti i prodotti di quell'area pagandola con un prezzo ribassato dal 25 al 75% e i prodotti furono esportati in tutta l'Europa.

Vicino a Giugliano, in località San Giuseppiello, c'è un frutteto bellissimo vicino alla discarica Resit che per 40 anni ha ricevuto tutti i rifiuti della Campania gestiti un po' in un'economia grigia tra legge e non legge. I Vassallo che gestivano la discarica, quando arrivavano i fanghi industriali dalla Toscana, li riversavano nei suoli vicini, i più fertili del mondo. La magistratura, dopo l'arresto dei Vassallo, dette in gestione quei 6 ettari di terreno ad un Commissario di governo che aveva due possibilità: o portare i fanghi in discarica o farci sopra una colata di cemento. Noi abbiamo, invece, proposto al Commissario di risparmiare i 20 milioni di euro per questa finta bonifica e di spendere solo qualche centinaio di migliaia di euro facendo un monitoraggio severissimo del suolo quasi simile ad una TAC, cioè con un modello tridimensionale fatto di sensori che forniscono dati centimetro per centimetro. Poi abbiamo portato del buon compost e dei microrganismi che avevamo potenziato e abbiamo piantato sopra 20.000 pioppi. Quella che era un'area squallida è diventata un bosco bellissimo che ha bonificato i suoli (i boschi e la canapa sono i migliori bonificanti del suolo).

Lì ci portiamo i bambini per spiegare la verità sull'ecosistema e sfatare i racconti terrificanti che hanno sempre sentito.

 

ARISTIDE DONADIO - SOCIOLOGO

 

"ECOLOGIA DELLO SVILUPPO UMANO"

 

Quando mi è stato proposto di partecipare a questo incontro, mi sono chiesto come agganciarmi al discorso ecologico di Antonio Di Gennaro, e mi è venuto in mente Brofenbrenner, un autore che si occupa di ecologia dello sviluppo umano. Mi sembrava un po' un modo per ricollegarmi a questo concetto di ecologia, cioè di sano ed armonico sviluppo trasferito dall'ambito della natura all'uomo che pure è natura, però diventa natura - cultura. Si stacca, cioè, in qualche modo dalla natura quando inventa la cultura.

Brofenbrenner dice che l'ecologia dello sviluppo è lo studio scientifico del rapporto tra l'individuo che cresce con le sue esigenze mutevoli, e le proprietà mutevoli dell'ambiente (ovviamente ci riferiamo all'ambiente sociale anche senza trascurare l'ambiente fisico).

E' un rapporto molto delicato perché ci sono diverse variabili che si incrociano. Brofenbrenner si era inventato una serie di luoghi, il microsistema che è l'ambito in cui cresce e si sviluppa l'individuo e, in genere, la famiglia. Poi c'è il mesosistema che comprende più ambienti che interagiscono tra di loro, per esempio famiglia e scuola, ed infine c'è l'esosistema

che è l'ambiente in cui il bambino si ritrova a crescere e che agisce indirettamente su di lui.

Pensiamo, infatti, a dei genitori che magari vivono in un ambiente lavorativo alienante e trasferiscono, ovviamente, questa loro alienazione al loro rientro a casa al bambino che la percepisce.

Io voglio fare, in realtà, un discorso tutto basato sulle emozioni, una cosa su cui da tempo sto prestando attenzione perché parto da un presupposto che ci riguarda tutti, cioè dal fatto che siamo un po' ammalati di razionalismo. Siamo tutti orgogliosi di essere occidentali, però ci sono dei difetti notevoli nella nostra cultura. Uno di questi è, appunto, l'esaltazione della razionalità prescindendo completamente dalla dimensione emotiva che è, invece, l'humus da cui prende poi forma tutto il resto. Allora, uno dei problemi grossi con cui noi occidentali ci dobbiamo scontrare è il fenomeno noto come analfabetismo emotivo. Non è uno slogan, ma un fatto drammatico. Abbiamo problemi a riconoscere le nostre stesse emozioni. Confondiamo le cose, facciamo errori marchiani come, per esempio, quello di non distinguere l'invidia dalla gelosia come se fossero la stessa cosa e, invece, sono diverse.

Quando una cosa non viene neanche nominata, è come se perdesse consistenza; agisce, ma in modo grezzo, magari a nostra insaputa non in modo sano.

Allora, io voglio partire da un esempio che mi colpisce e che è quello del bambino che cade. Generalmente, un bambino ha accanto a sé un adulto significativo per cui quando cade, in una frazione di secondo, si guarda intorno per vedere la reazione di questo adulto che gli è vicino. Se questi urla, il bambino pensa che sia successa una cosa grave e piange. Un adulto, un genitore, quindi, trasmette al bambino un'interpretazione.

Che cosa stava cercando il bambino? Quella che noi chiamiamo la norma. Che cos'è? Prescindendo dalla definizione giuridica, la norma è quella che indica come si sta al mondo. E in questa parte del mondo, ad una persona che cade, che succede? Che bisogna fare? Ed allora ecco che il bambino comincia a costruire, grazie a questa reazione, una visione drammatica di sé e del mondo e una percezione, un sentire se stesso a questo esperire drammatico dell'interazione familiare.

Se, invece, l'adulto di riferimento sdrammatizza la situazione dicendo, per esempio: "Che bella capriola hai fatto!", il bambino ha un printing completamente diverso. Allora diciamo che si verificano dei veri e propri shock emotivi dovuti alla paura o alla vergogna o a un senso di profondo imbarazzo, di profonda inadeguatezza per non avere un posto, una collocazione nel mondo. Tutto ciò deriva proprio dalla mancanza di quella rete di sostegno che non incoraggia e non inserisce.

Ricordo una persona che diceva al suo bambino: "Non correre, altrimenti sudi!". Quindi, insegnava al bambino che il sudare era qualcosa di negativo...

Ora ci sono delle cose da ripristinare. Innanzitutto, bisogna mettere le emozioni al centro. "Emozione" viene da "movere", quindi, dal movimento, e tutto ciò che è movimento è vita. Viceversa, c'è la stasi. L'acqua che non circola diventa un acquitrino...

Quindi, l'emozione è qualcosa che suscita movimento, ma anche la percezione e l'autopercezione.

C'è un libro di Aldo Masullo appena uscito, "L'arcisenso" in cui l'autore illustra come, attraverso le emozioni, è possibile esperire il sentire se stessi, il vivere se stessi, cioè quello che è l'aspetto più elementare della sensazione fino all'emozione più complessa, fino a quelle che Bollnow chiama "le tonalità emotive".

Allora, l'emozione è il primo impatto che l'individuo ha con la realtà e non è come riteniamo noi occidentali, che l'emozione sia successiva all'intelligenza e al ragionamento. L'emozione precede il ragionamento perché questo incontro - scontro con la realtà interna ed esterna a noi, dà una coloratura affettiva alla realtà. Addirittura dà valore e senso alla realtà che ci circonda a seconda dei primi impatti favorevoli o sfavorevoli che abbiamo vissuto.

Quindi, non è neanche completo il ragionamento che fa Goleman quando parla di un'intelligenza in sé. Dobbiamo essere noi a coglierla e a governarla. Allora mi viene in mente Erikson che ne "Lo sviluppo psicosociale del bambino" dice che ogni tappa è un dilemma, è come se l'individuo dovesse sciogliere un nodo nel come collocarsi nella sua posizione rispetto al mondo interno ed esterno (soprattutto esterno), cioè che tipo di rapporto avere, se potersi fidare e affidare, o se percepisce un pericolo, una minaccia. Quindi, se c'è la possibilità di aprirsi al mondo e a farsi accogliere oppure difendersi da eventuali minacce.

Allora, è importante la qualità di questo primo impatto. Tutto il resto va un po' a catena. Non è che non si possa tornare indietro, ma è più difficile.

Dalla fiducia - sfiducia poi si può procedere e si va all'autonomia o vergogna, successivamente all'iniziativa o colpa, poi all'identità o confusione di ruoli e via via fino al concetto di Freud di "generatività", di questa capacità creativa, gioiosa e giocosa.

Allora succede che imponiamo consapevolmente o inconsapevolmente dei percorsi, dei modi di essere. Facciamo in modo che l'individuo, nel corso del proprio sviluppo, asfalti se stesso (per usare la metafora riferita a quanto detto prima da Antonio di Gennaro, di mettere una pezza d'asfalto per coprire un terreno che è tutto un macello).

Creiamo dei disagi psichici enormi quando non consentiamo al soggetto di confrontarsi con le proprie emozioni ed esprimersi in modo creativo. Mancano quelle palestre socio affettive come la scuola materna ed elementare che avevamo e che sopperivano alle carenze familiari, ma con le sciagurate riforme della scuola, stiamo a mano a mano perdendo quelle cose di cui avevamo un primato a livello mondiale.

Quindi, mancando questa palestra socio affettiva, socio emotiva, come dice Morelli, nasce un conflitto per cui bisogna fare in modo che questo da distruttivo diventi costruttivo e sano.

Morelli usa anche l'espressione "terrore pacificato", cioè una pace apparente che in realtà si basa sul terrore di poter essere autentici, di poter essere davvero credibili perché nel momento in cui io oso bucare questa normalità appiattita ed uscire con la mia autenticità, io vado incontro a delle mortificazioni, a degli shock emotivi. Ricorderò anche tutti gli shock emotivi che ho avuto quand'ero piccolo, quindi avrò il terrore di riedificare questo profondo senso di inadeguatezza e di vergogna. Noi siamo terrorizzati dall'idea di essere ridicoli, allora ci uniformiamo il più possibile agli altri. Quindi, ci muoviamo come gli altri ed allora cessiamo di esistere. Ci sono così, come diceva Fromm, dei "mai nati" o dei morti psichici.

Ci sono tantissimi morti ambulanti nella nostra cosiddetta civiltà.

Io sono molto spaventato da questa situazione perché poi, questi mai nati, questi morti, io me li ritrovo nei luoghi di lavoro, tra i dirigenti, tra i miei allievi addirittura, e cercare di togliere questa patina di normalizzazione, quello che Marcuse chiama "il pensiero unico" è difficilissimo perché, ovviamente, scatena rabbia in quanto c'è tutta quella narrazione che viene diffusa dai media per cui noi dobbiamo continuare ad essere "asfaltati" e a non esprimere le nostre emozioni.

C'è un bel testo "Tonalità emotive" che dice proprio di quanto la nostra vita sia segnata al di là delle emozioni, da una tonalità di fondo che associa proprio alla musica come se ci fosse una sonorità che crea un accordo tra la realtà interna ed esterna (I livello), tra la realtà psichica e corporea (II livello) e tra le varie componenti della vita psichica (III livello).

I tre livelli sono scanditi da questo accordo che può essere alto o basso, tendente alla depressione e all'angoscia o alla felicità gioiosa e creativa. Questo sottofondo segna tutta la nostra vita e qualche volta ci inganna nell'autopercezione. Quindi, siamo aperti o siamo chiusi.

Questo è un aspetto pre-logico, ma non nel senso che prescinde dalla logica, ma nel senso che predispone alla logica, cioè i ragionamenti che vengono dopo saranno frutto di questo tipo di mantra che ci portiamo dentro inconsapevolmente e che ci impedisce di fruire di ciò che avviene dentro e fuori di noi.

Se mi è stata inculcata l'angoscia, la paura dell'altro, di qualcosa che scardina gli schemi a cui mi aggrappo, tutto quello che seguirà sarà un razionalismo, sarà tutta una serie di intellettualizzazioni, cioè di alibi che io costruirò per giustificare questo mantra che mi hanno cucito addosso per evitare di cambiarmi.

Allora come fare? C'è chi ha la fortuna di essere positivo in partenza, ma per chi non lo è, è possibile invertire la rotta. Da questo punto di vista ci sono tante metodologie per ricollegarsi alla persona bypassando tutta la componente cognitiva, magari rifacendosi a quella più legata al pensiero divergente, all'emotività, ma soprattutto rapportandosi con la corporeità, un'altra cosa ignorata completamente. Nella nostra cultura, il corpo è menzionato per sesso o per violenza o per sport. Se tocco una donna sono considerato "rattuso", se tocco un bambino sono considerato pedofilo... C'è sempre un'etichettatura.

C'è una frase che sento vera, ma che non ho capito molto: "Il corpo pensa"...

E' opportuno, quindi, ricominciare a considerare il corpo come ponte tra noi e gli altri.

 

ANTONIO MAIONE

 

"ABBATTIMENTO DELLE COSTRIZIONI UMANE"

 

La conoscenza non dipende dalle immissioni delle cognizioni, ma dalla capacità di scavare nella profondità...

Gli abitanti più antichi della terra sono le termiti che pure sono imparentate con le formiche, ma non hanno nulla di attinente. Le termiti derivano dagli scarafaggi, le formiche dalle api.

I termitai arrivano fino a 40 metri sottoterra e a 12 metri sopra e sono costruiti con una razionalità che ci sorprende.

Oggi le tecniche più avanzate di costruzione imitano il lavoro delle termiti.

I termitai sono capaci  di avere una temperatura ed un indice di umidità costante. Anche la quantità di ossigeno è costante e l'anidride carbonica viene espulsa attraverso un polmone costruito sottoterra. Le termiti utilizzano il legante della saliva con la terra e questo produce un sistema architettonico tale da avere anche delle gallerie per il passaggio dell'aria. Sistema imitato in un supermercato di circa 26.000 mq nello Zimbabwe dove l'aria esterna viene fatta passare attraverso dei cunicoli come avviene nei termitai.

Non temono le alluvioni perché il collante è forte e l'architettura è precisa e perfetta. Ma quello che hanno anche le termiti è la capacità di cavare gli alberi, specialmente gli eucalipti perché avendo lo stomaco un po' come quello dei bovini, riescono a trasformare la lignina e la cellulosa rendendole digeribili. Gli eucalipti cavi, poi, servono per costruire strumenti musicali.

Le termiti hanno sintetizzato le difese riproduttive nella regina che è l'unica a non essere sterile e che riesce a fare circa 80 milioni di figli in un arco di vita che può raggiungere i 90 anni. La vita del maschio, invece, è di 3 anni. La regina persiste cambiando il maschio. Si verifica che qualche volta deve accoppiarsi con uno di pochi mesi, ma non c'è alcuna accusa di... pedofilia perché questo è funzionale alla specie.

Vedete allora, come la natura si libera da una serie interminabile di sovrapposizioni moralistiche, dogmatiche, prescrittive che tolgono lo spazio alla vita che è avventura nel nuovo permanente. La convergenza evolutiva delle termiti (scarafaggi modificati) e delle formiche (perdita delle ali) sta nella necessità della sopravvivenza.

 

 

 

 

 

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